EPD, CAM, REACH e RoHS nel Fotovoltaico
Informazioni utili sulla documentazione ambientale, di sicurezza e normativa del settore FV
Negli ultimi anni il settore fotovoltaico ha vissuto una forte evoluzione non soltanto dal punto di vista tecnologico, ma anche sotto l’aspetto normativo, ambientale e documentale.
Sempre più frequentemente, per la realizzazione di progetti fotovoltaici è richiesta documentazione relativa a:
sostenibilità ambientale;
sicurezza chimica;
conformità normativa;
comportamento al fuoco;
tracciabilità dei materiali;
dichiarazioni ambientali di prodotto.
Tra i documenti più richiesti troviamo:
EPD;
PEP Ecopassport;
CAM;
REACH;
RoHS;
certificazioni BROOF (t2);
classificazioni di reazione al fuoco.
Molto spesso, tuttavia, questi documenti vengono confusi tra loro, nonostante abbiano finalità completamente differenti.
Perché oggi vengono richiesti questi documenti?
Oggi il fotovoltaico non viene più valutato soltanto in base a prestazioni ed efficienza energetica. Sempre più progetti vengono analizzati anche dal punto di vista ambientale, normativo, ESG e della sicurezza dei materiali utilizzati.
Questa evoluzione è guidata soprattutto da grandi impianti industriali, appalti pubblici, edilizia sostenibile, standard ESG aziendali e mercati europei più avanzati.
Di conseguenza, la semplice scheda tecnica del prodotto spesso non è più sufficiente.
Cosa è il certificato EPD
EPD è l’acronimo di Environmental Product Declaration, ovvero Dichiarazione Ambientale di Prodotto.
Si tratta di un documento sviluppato secondo standard internazionali, come ISO 14025 ed EN 15804, che descrive l’impatto ambientale di un prodotto durante il suo intero ciclo di vita.
L’analisi può includere:
emissioni di CO2;
consumo energetico;
utilizzo di materie prime;
produzione;
trasporto;
utilizzo;
riciclabilità;
smaltimento finale.
È importante chiarire che: un EPD non certifica che il prodotto sia “ecologico”, ma fornisce dati ambientali verificati e confrontabili.
Va inoltre considerato che non tutti i produttori dispongono di EPD per ogni prodotto o categoria merceologica.
Molti professionisti rimangono sorpresi dal fatto che importanti produttori di inverter o batterie non dispongano di EPD per tutti i prodotti. In realtà, realizzare una EPD è un processo complesso che richiede studi LCA dettagliati, raccolta dati lungo la filiera, verifiche indipendenti, aggiornamenti periodici e costi spesso elevati.
Per questo motivo, le EPD risultano oggi molto più diffuse nel settore dei moduli fotovoltaici rispetto ad inverter e sistemi di accumulo.
Spesso i produttori mettono invece a disposizione documentazione come dichiarazioni RoHS e REACH, sustainability statements, report ESG o altre dichiarazioni ambientali generiche.
Cos’è una LCA (Life Cycle Assessment)
La LCA è l’analisi ambientale che sta alla base dell’EPD.
L’obiettivo della LCA è valutare l’impatto ambientale complessivo del prodotto considerando:
estrazione delle materie prime;
produzione;
trasporto;
utilizzo;
fine vita;
recupero e riciclo.
Le EPD derivano generalmente da studi LCA effettuati da enti specializzati e verificati da organismi indipendenti.
Cos’è il PEP Ecopassport
Nel settore elettrico ed elettronico, soprattutto in Francia, è molto diffuso il sistema: PEP Ecopassport.
Il PEP rappresenta una dichiarazione ambientale molto simile ad una EPD, ma specifica per:
apparecchiature elettriche;
elettronica;
automazione;
componentistica energetica.
Molti produttori utilizzano i PEP Ecopassport per:
inverter;
quadri elettrici;
sistemi di accumulo;
colonnine EV;
apparecchiature industriali.
La Francia rappresenta oggi uno dei mercati europei più evoluti dal punto di vista della documentazione ambientale.
In molti progetti francesi vengono richiesti: EPD; PEP Ecopassport; analisi LCA; carbon footprint; dichiarazioni ambientali verificate.
Esiste inoltre il database nazionale francese INIES, utilizzato per raccogliere e consultare numerose dichiarazioni ambientali di prodotto.
Nel mercato italiano, la richiesta di EPD e PEP Ecopassport nel settore fotovoltaico è ancora relativamente limitata. La maggior parte dei progetti richiede principalmente: marcatura CE; certificazioni IEC; dichiarazioni RoHS; conformità REACH; documentazione antincendio; eventuali requisiti CAM.
Cosa sono i CAM (Criteri Ambientali Minimi)
I CAM (Criteri Ambientali Minimi) sono requisiti ambientali introdotti dal Ministero dell’Ambiente italiano per promuovere acquisti più sostenibili nella Pubblica Amministrazione.
I CAM vengono applicati principalmente:
negli appalti pubblici;
nelle opere edilizie pubbliche;
nei progetti soggetti a requisiti ambientali specifici.
I CAM rappresentano quindi uno strumento tipicamente italiano collegato al Green Public Procurement (GPP).
Nel fotovoltaico, i CAM risultano generalmente più rilevanti per:
strutture di ancoraggio;
carpenterie metalliche;
coperture;
opere civili;
componenti edilizi.
Più raramente vengono invece richiesti specificamente per:
inverter;
elettronica di potenza;
dispositivi elettronici.
Questo perché i CAM nascono principalmente dal settore edilizio e delle costruzioni.
Cos’è la normativa RoHS
RoHS è una direttiva europea che limita l’utilizzo di determinate sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche.
Tra le sostanze limitate dalla normativa troviamo ad esempio piombo, mercurio, cadmio, cromo esavalente e alcuni ritardanti di fiamma.
La conformità RoHS è generalmente obbligatoria per la commercializzazione dei prodotti nel mercato europeo.
Nel settore fotovoltaico, inverter, batterie, ottimizzatori e dispositivi elettronici dispongono normalmente di dichiarazioni RoHS.
Cos’è il regolamento REACH
REACH è il regolamento europeo relativo alla registrazione, valutazione e restrizione delle sostanze chimiche.
L’obiettivo è garantire una maggiore sicurezza nell’utilizzo delle sostanze chimiche all’interno dei prodotti commercializzati in Europa.
Le dichiarazioni REACH attestano generalmente che il prodotto:
non contiene sostanze SVHC oltre i limiti previsti
rispetta le restrizioni europee sulle sostanze chimiche
Anche REACH rappresenta oggi una documentazione frequentemente richiesta nei progetti strutturati e nelle forniture industriali.
BROOF(t2) e sicurezza antincendio nel fotovoltaico
Oltre alla sostenibilità ambientale, nel settore fotovoltaico stanno assumendo sempre maggiore importanza anche le certificazioni relative alla sicurezza antincendio.
Tra le più richieste troviamo:
BROOF(t2);
classe di reazione al fuoco;
certificazioni antincendio dei moduli FV.
Queste certificazioni non riguardano direttamente la sostenibilità ambientale del prodotto, ma rappresentano aspetti fondamentali per: sicurezza degli edifici; conformità normativa; pratiche autorizzative; progettazione impiantistica; capitolati tecnici e assicurazioni.
Cos’è il BROOF(t2)
BROOF(t2) è una classificazione europea relativa al comportamento al fuoco delle coperture.
Nel settore fotovoltaico viene frequentemente utilizzata per verificare che il modulo fotovoltaico, il sistema di montaggio e la copertura, non favoriscano la propagazione dell’incendio.
Classe di reazione al fuoco
La classe di reazione al fuoco identifica invece il comportamento del materiale esposto direttamente alla fiamma.
Nel fotovoltaico vengono spesso richieste: certificazioni di reazione al fuoco dei moduli; dichiarazioni relative ai materiali isolanti; classificazioni dei componenti edilizi.
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EPD;
REACH;
RoHS;
BROOF(t2);
certificazioni antincendio;
documentazione CAM;
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Pubblicato in Normativa • 2 giugno 2026